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La prima topica freudiana è il ricordo di copertura di Ecate, la seconda topica freudiana è un vagito della cifrematica. La topologia di Lacan è anche un omaggio a Ecate. Così le tre lune.
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(La politica e la sua lingua, riga 300).
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La vita è difficile. L'alingua: la difficoltà, l'assenza di facoltà. Chi parla? L'alingua è senza soggetto. L'eroe, il santo, il paziente, la strega, il drogato e ogni anfibologia circolare ne risentono. L'alingua: senza corpo mortale e senza scena del negativo. L'alingua: la società poggia sull'insocializzabile. Lo stesso legislatore è animale anfibologico, giacché in nessun modo può sapere l'alingua: nemmeno lui può impararla e mai può conoscerla. La stele di Rosetta è la stele dell'alingua: la stele è la cifrematica. L'alingua: in principio era la parola, sicché le cose si cercano e si fanno. L'alingua nelle cose che si cercano, l'alingua nelle cose che si fanno. E, poi, le cose si scrivono: l'alingua nelle cose che si scrivono. L'alingua che si usa è la lingua della sintassi, della frase, del pragma e, qui, ciascuno parla nell'altra lingua: è il mito. Il mito esige "ciascuno", il dispositivo, e non il soggetto: non già io, non sono io, non siamo noi a parlare. E la lingua con cui le cose che si fanno si scrivono è la lingua della Pentecoste. Il mito della Pentecoste è questo: che ciascuno intenda nella lingua propria all'intendimento e non sua, non nella lingua che presume di parlare. Nessuno parla l'alingua.
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(La politica e la sua lingua, riga 533).
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L'apoteosi dell'algebra della lingua e della geometria della lingua avviene nel monologo. E da Platone a ogni bellicista (il vero nome del pacifista), il dialogo è l'arma fondamentale del monologo. La psicanalisi si è imbattuta (gli scritti di Freud lo testimoniano) nell'alingua e se ne è ritratta. Per questa ragione è stata accettata al servizio ideologico nazionale. Non così la cifrematica.
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(La politica e la sua lingua, riga 549).
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L'indifferenza in materia di legge, in materia di etica, in materia di clinica è l'indifferenza in materia di scrittura, di formalizzazione. Ma la scrittura e la formalizzazione seguono l'aritmetica, non l'idea agente, altrimenti ogni impresa, ogni città, diventa luogo della legge, luogo dell'etica, luogo della clinica, cioè luogo comune, senza la legge, senza l'etica, senza la clinica. Ciascuna cosa, in quanto intellettuale, entra nella cifrematica: ciascun elemento, ciascun tratto, ciascun gesto, ciascuna formalizzazione. È l'alinguistica a esigere che le cose, cercandosi e facendosi e scrivendosi, si compiano: e solo così, solo per la via della legge, dell'etica e della clinica, approdano alla cifra.
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(La politica e la sua lingua, riga 609).
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Impossibile l'approccio alla cifrematica senza la teorematica, senza l'analisi. L'analisi è la teorematica, e la teorematica richiede anche l'assiomatica. L'analisi non viene accantonata in nessuna fase dell'esperienza. Non c'è atto, gesto, tratto, struttura, scrittura, senza l'analisi. Nessun dispositivo senza l'analisi. Così nessun viaggio. Senza l'analisi ogni viaggio è senza ritorno, ogni viaggio è circolare. L'inghippo e l'invischiamento sono assicurati e ognuno si rivela malato: malato mentale, cioè malato di morte. Si rivela nel suo statuto di soggetto. Così, anche lo statuto confessionale e professionale è lo statuto del soggetto, per cui il tempo, come crede Aristotele, è una dimensione. Ma il tempo non è una dimensione, non può finire. È innegabile, non può farsi linea.
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(La politica e la sua lingua, riga 768).
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Lo statuto confessionale o professionale serve il bene. Lo statuto, nel servizio intellettuale, è lo statuto nel dispositivo. È in questa accezione che abbiamo constatato che la cifrematica dà alla psicanalisi il suo statuto, ma nulla di ciò che è diffuso, distribuito, che reca questo significante "psicanalisi" attiene al dispositivo di valore.
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(La politica e la sua lingua, riga 777).
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La parola "dispositivo" è in inglese dal 1483, si scrive dispositive. In francese, dispositif. Il viaggio procede dalla relazione, giuntura e separazione: da qui il dispositivo secondo l'aritmetica. Questo "secondo" è l'ordine, per tanto il dispositivo è inordinale. Da qui, la dispositio, combinazione e intersezione. Da qui, il dispositivo. Dispositio, anziché la composizione, anziché la sintesi. Ma com'è che, ogni volta che si dice "ritmo", s'intende, invece, composizione, sintesi, armonia sociale, proporzione, rapporto sociale e politico, giustizia distributiva, mai una cosa semplice: il ritmo, il dispositivo è secondo l'aritmetica. Viene tolta l'aritmetica. Può togliersi, l'aritmetica? Noi leggiamo anche gli scritti di cifrematica degli anni settanta e troviamo l'aritmetica, anziché l'algebra: leggiamo "sottrazione", ma non algebrica, "divisione", ma non algebrica! La societas: il dispositivo.
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(La politica e la sua lingua, riga 783).
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