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Citazioni
 
La nostra salute

"... L’idea, la direzione, il risultato: tutto ciò esige il ritmo, anziché il finalismo. L’idea che noi abbiamo, anche dell’ostacolo e del tempo, non può trasformare il ritmo in animazione, per bruciare le tappe, perché il risultato possa mantenersi nella sua idealità. Tutto ciò che sembra frapporsi o costituire uno sbarra­mento occorre che sia analizzato. La questione del “nonostante” è la questione dell’analisi. Quali sono i teoremi e gli assiomi della cifrematica? Nonostante. Scrive Lacan: “Occorre porre bene l’accento appunto sul fatto che, offrendosi all’insegnamento, il discorso psicanalitico conduce lo psicanalista alla posizione dello psicanalizzante, cioè a non produrre niente di padroneggiabile, nonostante l’apparenza [malgré l’apparence], se non a titolo di sintomo”. Perché mai dovrebbe esserci il sintomo rappresentato? Questo sintomo è rappresentato: non è il sintomo. ..."
(La nostra salute, riga 11).

"... Jacques Lacan: “De Clérambault fu il mio maestro [a proposito di fascino] nell’osservazione dei malati”. Non abbiamo ancora pubblicato il testo di quelle giornate, da noi tenute fra il 1988 e il 1990, e intitolate Lacan; Lacan con Freud; Freud con Lacan; Freud, Lacan e la cifrematica; Linguistica e psicanalisi: sono materiali molto istruttivi. L’osservazione: l’osservazione dei malati, il maestro nell’osservazione dei malati, mae­stro dell’osservazione. ..."
(La nostra salute, riga 161).

"... Senza la cifrematica non c’è salute intellettuale. Ognuno può seguire la via della salvezza e, quindi, del ritorno, stare nel cerchio. Ma questa non è la salu­te intellettuale. Corpo e scena, punto e contrappunto, invenzione e arte, da dove e dove. L’approdo. La combinazione. Che significa dire: la combinazione? Che le cose procedono dal due. Combinazione: senza logica binaria. Il due: corpo e scena. Come si combi­nano? Quando si combinano? Dove si combinano? Questo è l’approdo. È l’approdo della combinatoria, del dispositivo della combinazione. L’approdo, anzi­ché la pena o il premio. Nessuno, viaggiando, è salvo o perduto. Nessuno si perde o si salva, viaggiando. Nessuno, viaggiando, ritorna. ..."
(La nostra salute, riga 261).

"... Come fare in modo che la nostra vita sia del tutto estranea all’idea che noi abbiamo di noi stessi? Come fare in modo di sfatare ogni idea di noi stessi, ogni idea del nostro corpo, ogni idea della nostra scena, ogni idea della nostra salute? Questo è il gesto della cifrematica, questo è il messaggio cui attiene la bus­sola, la salute, la salute intellettuale, la salute come istanza di qualità, la nostra salute, la nostra cifra. Ogni segno di noi stessi nasce sull’economia del male. Non abbiamo bisogno dei segni della stessità, né della solitudine dell’essere né della significazione della differenza. Il dispositivo di vita, il dispositivo della salute intellettuale ha questa condizione nella solitudine. Non è compagnia il dispositivo, può ri­sultare anche comunità, se la proprietà principale della comunità sia l’immunità. La solitudine, per cui l’esperienza è originaria. L’idea che ognuno ha di sé è l’idea di origine e, quindi, l’idea del ritorno, del migliore ritorno, del ritorno più economico. Il ritorno economico, il ritorno che abbia compiuto l’economia del male, della scena e il sacrificio del corpo, il ritorno che abbia trasformato la superficie nel piano, nel piano ideale, nel piano standard, nel piano della statistica, nel piano dell’eutanasia. ..."
(La nostra salute, riga 322).

"... Come vivere in salute nell’era della cifrematica: ..."
(La nostra salute, riga 365).

"... La cifrematica non può prescindere dalla questio­ne Verdiglione. Per questo, a lungo, non sarà possi­bile recuperarla come passe-partout della saccenza e della superstizione. ..."
(La nostra salute, riga 369).

"... Chi, senza posa né posizione, si trova nella ricerca e nell’impresa ha la chance di divenire cifra. Nella cifrematica, nessuno è allievo e nessuno è maestro se dà per acquisito un solo elemento della ricerca o dell’impresa, in modo che non ci sia più, per quel­l’elemento, ricerca e impresa. Non si presta, in breve, la cifrematica, a essere accolta nei termini dell’accet­tazione o del rifiuto, perché non soltanto nulla è dato per scontato, ma nulla è dato. ..."
(La nostra salute, riga 371).

"... La ricerca e l’impresa. C’è forse da sorprendersi se, talora, chi si trova o si accosta o ha avuto l’im­pressione di compiere lo stesso viaggio non giunga ai frutti dell’esperienza, ai risultati e alla scrittura, se dà per acquisito un solo elemento della ricerca o dell’impresa, se elude la ricerca o l’impresa, se non considera ciascun elemento dell’esperienza come elemento intellettuale? La cifrematica non è per dilettanti e neppure per professionisti né per funzionari. Non è già data. Noi lo dicevamo della psicanalisi, quando la psicanalisi già si mostrava dottrinaria e disciplinare, prima di farsi domestica, con tutte le sue conflittualità e i suoi pettegolezzi, che distinguono un gruppo dall’altro. Sembra faci­le dire che nessuno evita la ricerca e nessuno evita l’impresa, ma non è così. Non è così: la prova è la prova di realtà e la prova di verità. E che cosa segue alla prova, anche per intendere se un processo di valorizzazione si è instaurato, oppure no? Seguono alla prova la scrittura e i risultati. Se la scrittura e i risultati sono assenti, nessuno può dirsi né maestro né allievo, nessuno può dire che sta compiendo un itinerario intellettuale. ..."
(La nostra salute, riga 372).

"... L’era della cifrematica non è un’epoca: è l’era in­tellettuale. E a ciascuno spetta vivere in salute. Ma non a ognuno, e non a chiunque. Questa è la chance: rispetto al registro intellettuale, e non rispetto all’eco­nomia dell’amore o all’economia dell’odio. ..."
(La nostra salute, riga 391).

"... Dove incomincia e dove debutta la cifrematica? Non da dove il discorso occidentale ha fallito. Nep­pure da dove è arrivata la psicanalisi. Dove finisce la psicanalisi? L’idea di una fine dell’analisi ha tratto con sé l’idea della fine della psicanalisi. La psica­nalisi senza l’idea della fine, senza l’idea di bene, è l’esperienza originaria, ma in nessun angolo della pratica, della dottrina e della disciplina, né a Vienna né a Parigi né a New York né a Londra né a Tokio, la psicanalisi è esperienza originaria. Com’è avvenuto che, proprio mentre si diffondeva e toccava strati dif­ferenti della cosiddetta società civile, la psicanalisi è diventata una postpsicanalisi? In breve, una pratica psicopatologica. La postpsicanalisi definisce la psi­canalisi sotto l’idea di fine, senza la ricerca e senza l’impresa. Il contributo che essa può dare all’assetto sociale e al benessere è il contributo all’eutanasia. ..."
(La nostra salute, riga 395).

"... Ma noi siamo tanto abituati a rispondere alla domanda: “Come stai?”, che noi non cogliamo il rischio di vita, ma soltanto il pericolo di morte. Il pericolo di morte: abbiamo questa idea, del bene e del male, della vita e della morte, del positivo e del negativo, che ci troviamo dinanzi e crediamo di scegliere. Crediamo di esercitare la nostra li­bertà, che è la libertà del soggetto. Ma gli umani non sono soggetti. Ciascuno non è soggetto. Non è soggetto, né personaggio. L’educazione. Il restauro. Una casa, un monumento, una villa storica, su una collina artificiale: il restauro. Il “prima” non c’è, non c’è più. Ciascuna cosa è originaria. Ciascuna cosa è nell’atto, è “seconda”. Anche il rinascimento è “secondo”. Anche quello di Leonardo è “secondo rinascimento”, cioè originario. Non è primo. Non si tratta di “ripristinare”. Il restauro non è ripristino, non è ritorno. È Platone a credere che il restauro sia un ritorno, un ritorno all’idea di bene. Un ritorno: e questo fa cerchio. E la guarigione è intesa come ritorno, e non come restitutio: non in pristinum, ma in cifra, in qualità, in valore. Il restauro come pro­cesso di valorizzazione della vita: questa, tra pro­getto e programma, la guarigione. La cifrematica offre una bussola speciale, che ciascuno acquisisce, la bussola della vita. Scienza della vita, nella sua particolarità, nella sua struttura, nella sua scrittura, nel suo viaggio. ..."
(La nostra salute, riga 422).

"... La cifrematica è la scienza della parola. E indica la bussola della vita, l’istanza della qualità. Occorre la direzione, per non girare in tondo e a vuoto, per non stare a voltarsi sempre indietro, per non credere di compiere le visioni sommarie dell’avvenire e, in questo modo, diventare visionari, ovvero passatisti. La memoria fatta con il ritorno è la memoria propria del discorso occidentale, che resta il discorso della morte, che considera che noi siamo in una prigione, che ciascuna città è una prigione, che ciascuna fami­glia, ciascuna istituzione è una prigione, che il nostro corpo stesso è una prigione. Tutto è prigione e noi dobbiamo scontare la pena. La paura si fa pena. E trionfa. Il trionfo della paura è il trionfo della morte. Si dà la pena e si dà la morte. E considera che questa morte serva al ritorno. Al ritorno nell’iperuranio. La svalutazione della vita appartiene all’ontologia. ..."
(La nostra salute, riga 450).