"... Finora, il cognato Giulio Calvini ha fatto da sbarramento per chiunque avesse voluto o volesse intervistare Arcangelo. Ha rilasciato, lui, tante interviste, ai giornali, alle televisioni pubbliche e private, quasi Arcangelo fosse impedito in modo definitivo quanto irrimediabile, immobile nel suo stato. Io straniera, lui dentista. Gli telefono per una visita. Il presidente Falco lo chiama dottore, al dibattimento, mentre chiama Sev signore. Uno studio sobrio, elegante quanto basta, qualche quadro, tre pièces per le visite, due medici oltre a lui, più giovani di lui, due infermiere, una segretaria, una sala d'attesa con dieci sedie, quattro clienti già aspettano, strada silenziosa. Ecco Arcangelo: statura media, tarchiato, compassato nel gesto, sguardo attento, viso largo, abito quasi nuovo, stirato, mostra un'età maggiore della sua. Viene verso me, la mano protesa. Mi riceve. Dà un'occhiata ai denti. Può rivedermi domani. Un altro studio, in un'altra zona. Un medico, oltre a lui, due infermiere, una funge da segretaria contabile, macchinari più numerosi, attrezzature nuove per la segreteria. Questo studio supplementare ha l'aria di essere più recente. Mi viene incontro già all'ingresso, mi fa entrare direttamente. Mi visita. Si sofferma. Mi guarda: Lei ha qualcosa nel corpo. Aggiunge: Denti perfetti! Gli propongo di vederci. Il giorno stesso, ci troviamo in un bar della Galleria Vittorio Emanuele. Gli dico che, fra pochi giorni, rientro a New York. Gli rivolgo qualche complimento. Cenni sulla città di Milano, avvenimenti culturali, artistici, la Scala. Lui va al teatro, con amici, alla Scala poco, da quando abita a Milano, prima dell'università abitava con la famiglia nelle Puglie. Conferenze interessanti? Apro il giornale: filosofia, letteratura, Marx ancora vivo, Gramsci e Togliatti, incontro fra Giorgio Strehler e Dario Fo, dibattito di cifrematica… Curioso termine! Al circolo della stampa. A lui interessa? Si occupa solo di dentistica? Esita: Io ho fatto studi vari; da bambino, perso mio padre, vado in un collegio francescano, ho una vocazione quasi sacerdotale, come accade, frequento la facoltà di teologia, quindi passo a medicina, leggo di filosofia, romanzi, giro, nuova la città, altro ambiente, qualche amico; a un certo punto, m'interesso di cultura, di psicanalisi, di editoria, viaggio, incontro scrittori, partecipo, anche all'estero, a congressi, leggo, discuto, faccio un'analisi con Excerptus, un collega di Padova, investo in un istituto di ricerca scientifica e editoriale, frequento le conferenze di Sev, ottimo scienziato, poetico, talora, quando parla; ah, ecco, lei ha sentito parlare di lui a New York, per il congresso all'Hotel Plaza del maggio 1981; lei ignora quanto accaduto a Milano in questi sette anni; io sono dispiaciuto per Sev. Parla ora inquieto ora tranquillo, comunque, abbastanza disinvolto. Non allontana mai lo sguardo. Perché dispiaciuto? Riprende: Perché mi sento, in parte, responsabile; al processo sono disorientato, la sorella, le premure, il cognato, che s'interessa agli appunti di una conferenza di Sev per l'accenno al getto di Afrodite, crede che nella villa ci siano ingressi mascherati, conducenti in stanze insospettate; ho ricevuto tanti soldi per le mie quote, accantonata, però, la mia esigenza culturale; avrei voluto smettere di cavare denti, ma il cognato, la sorella vedevano più prospera e sicura la professione di dentista; una fregatura il ricovero; mi sono accorto subito che ero, per gli psichiatri, un pretesto; dopo la dimissione, avverto, di questo, qualche amico; l'avvocato di Excerptus suggerisce di sospendere la mia frequenza delle conferenze e i suoi colloqui con me; io vado anche da un avvocato per denunciare mio cognato; poi, man mano, mi sento abbandonato dall'ambiente; ogni tanto, una strana genealogia materna si affaccia all'orizzonte dei miei familiari; a questo punto, il mio lavoro diminuisce per le vicende, ho bisogno di soldi; la sorella, il cognato, io isolato, da una parte, e, dall'altra, la signorina Zita Fetutti, che io stimo, andata via dall'ambiente nel novembre 1985, viene a trovarmi, mi racconta pettegolezzi, si mostra arrabbiata con Sev, lei ha ricevuto tanto da Sev; i giornali, le televisioni, un bombardamento continuo; intanto arriva il processo, io ho già avuto i soldi, ricevo raccomandazioni, il cognato, la sorella, un po' il mio avvocato, che, però, si rammaricava del clamore e della spettacolarità, la signorina Zita Fetutti; nessuna accusa mia verso Sev e, riguardo al dottor Excerptus, dico solo che avevo avuto cieca fiducia; ora, io ho molti clienti, non mi pento dell'investimento; mia sorella non approvava l'investimento nell'impresa culturale; senza questo mio gesto, sarebbe stata contenta anche di vedermi psicanalista prospero; quell'investimento per lei era un male, per me no. ..."
(La congiura degli idioti. Una finzione letteraria, riga 38).
"... Lontano dalla cartesiana nova philosophia, Vico passa dalla Vita nova di Dante, la cui dolcezza di stil novo rimane questionata dalla Commedia, alla Scienza Nuova. Quasi: scienza, nuova. La novità viene dalla scienza della parola. Le epistemologie dichiarano l'impossibilità di occuparsene. Così pure la linguistica, la psicanalisi, la logica matematica. Senza rapporto con esse, la cifrematica è la scienza del secondo rinascimento. La parola presa nella sua particolarità e nel suo itinerario. Secondo in quanto originario. Il rinascimento della parola procede dall'originario. Nessun omaggio all'epoca. Nessun rapporto con la psicanalisi né con la linguistica né con la logica matematica, cui importano la competenza, la facoltà e che danno alla parola un ruolo di manifestazione. Nessun rapporto con il cerchio maieutico, da cui la parola viene espunta. Parola originaria. Ionesco: Sev è un intellettuale, i cui libri non consentono di mettere in dubbio l'autenticità o la serietà; la sua condanna è una condanna alle idee, segnatamente al secondo rinascimento. ..."
(La congiura degli idioti. Una finzione letteraria, riga 188).
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