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La Cifrematica
 
Vivere senza paura

Vivere senza paura -

È proprio necessario nella vita affezionarci al corredo di piccole paure e fobie domestiche? Fobie e angosce sono il tentativo fallimentare di controllare la paura, addomesticandola in piccoli rituali quotidiani. Ma la paura è originaria, non si lascia contenere e quando non è elaborata diviene contagiosa, debordante, fino alla deriva del panico e del terrore.
Come dissipare la paura della paura? Come approfittare della paura constatando che questa indica la direzione del nostro viaggio? Come intendere che la mentalità conformista sta alla base delle più diffuse angosce?
Non è così agevole instaurare dispositivi di parola, dispositivi di valore, se l'analisi è assente, cioè se non viene messa in discussione l'idea di origine, l'idea di prigione, l'idea della fine del tempo, in breve, il fantasma di morte, che è sempre un fantasma di padronanza.


Vivere senza paura

Vivere senza paura -

È proprio necessario nella vita affezionarci al corredo di piccole paure e fobie domestiche? Fobie e angosce sono il tentativo fallimentare di controllare la paura, addomesticandola in piccoli rituali quotidiani. Ma la paura è originaria, non si lascia contenere e quando non è elaborata diviene contagiosa, debordante, fino alla deriva del panico e del terrore.
Come dissipare la paura della paura? Come approfittare della paura constatando che questa indica la direzione del nostro viaggio? Come intendere che la mentalità conformista sta alla base delle più diffuse angosce?
Non è così agevole instaurare dispositivi di parola, dispositivi di valore, se l'analisi è assente, cioè se non viene messa in discussione l'idea di origine, l'idea di prigione, l'idea della fine del tempo, in breve, il fantasma di morte, che è sempre un fantasma di padronanza.


La chance

La chance -

Noi abbiamo intera la chance rispetto al nostro avvenire, abbiamo la chance rispetto al valore di ciò che cerchiamo, di ciò che facciamo, al valore della memoria, al valore del nostro viaggio. Abbiamo questa chance e, certamente, non possiamo lasciarcela sfuggire, non possiamo divenire preda di un fatalismo, che è la via per lasciarsi prendere dalla paura. Se non siamo disposti a assoggettarci, a farci soggetti, se non siamo disposti a soccombere sotto la minaccia o sotto la promessa, siamo sulla via dell’estrema chance.


La chance

La chance -

Noi abbiamo intera la chance rispetto al nostro avvenire, abbiamo la chance rispetto al valore di ciò che cerchiamo, di ciò che facciamo, al valore della memoria, al valore del nostro viaggio. Abbiamo questa chance e, certamente, non possiamo lasciarcela sfuggire, non possiamo divenire preda di un fatalismo, che è la via per lasciarsi prendere dalla paura. Se non siamo disposti a assoggettarci, a farci soggetti, se non siamo disposti a soccombere sotto la minaccia o sotto la promessa, siamo sulla via dell’estrema chance.


L'ascolto

L'ascolto -

Più che da quel che si dice, l'ascolto viene da quel che si fa. Non rientra né in una professione né in una confessione. Non è una virtù soggettiva, né collettiva. Tutta l'educazione, propria al discorso occidentale, è votata all'osservanza: l'ubbidienza, intesa come osservanza, non è ascolto.
Non c'è un imperativo dell'ascolto. E l'ascolto non dipende dalla volontà. Ascoltare non è volere ascoltare. Se io dico "Io ascolto", cerco un adeguamento, una conformità di ciò che ascolto, rispetto all'idea che ho dello sguardo, dell'io. Ognuno ascolta ciò che gli conviene e, però, non è l'ascolto.
L'ascolto non arriva da sé, non si produce da sé, non è automatico: viene dall'automa, ma non è automatico.
Non è una proprietà del tempo, ma, senza il tempo, nessun ascolto.
Eppure, la soddisfazione, la riuscita, la gioia, il piacere discendono dall'ascolto. Senza l'ascolto, nessun approdo: ognuno si troverebbe a girare in tondo e a vuoto.
A.V.

Intervista a Antonella Silvestrini in occasione della presentazione del libro L'ascolto


L'ascolto

L'ascolto -

Più che da quel che si dice, l'ascolto viene da quel che si fa. Non rientra né in una professione né in una confessione. Non è una virtù soggettiva, né collettiva. Tutta l'educazione, propria al discorso occidentale, è votata all'osservanza: l'ubbidienza, intesa come osservanza, non è ascolto.
Non c'è un imperativo dell'ascolto. E l'ascolto non dipende dalla volontà. Ascoltare non è volere ascoltare. Se io dico "Io ascolto", cerco un adeguamento, una conformità di ciò che ascolto, rispetto all'idea che ho dello sguardo, dell'io. Ognuno ascolta ciò che gli conviene e, però, non è l'ascolto.
L'ascolto non arriva da sé, non si produce da sé, non è automatico: viene dall'automa, ma non è automatico.
Non è una proprietà del tempo, ma, senza il tempo, nessun ascolto.
Eppure, la soddisfazione, la riuscita, la gioia, il piacere discendono dall'ascolto. Senza l'ascolto, nessun approdo: ognuno si troverebbe a girare in tondo e a vuoto.
A.V.

Intervista a Antonella Silvestrini in occasione della presentazione del libro L'ascolto


La follia. La pazzia. La clinica

La follia. La pazzia. La clinica -

Con l'illuminismo incomincia a stabilirsi il “luogo”, quindi la reclusione, rispetto a un problema sociale. Il presunto malato di mente veniva terrorizzato perché trovasse l'illuminazione giusta. Dall'illuminismo e dal Rinascimento in poi, c'è una gestione differente della pazzia, che, prima, era soltanto inscritta nella demonologia. È sempre opera di qualche diavolo: “Che diavolo hai?”. “Che diavolo stai facendo?”. “Che diavolo stai pensando?”. C'era quindi il fantasma di possessione. Poi, dopo, viene sostituito dal fantasma di alienazione. E alla base c'è il fantasma di padronanza che è proprio del discorso occidentale. Tutto avviene come se il “discorso scientifico”, psichiatrico, medico, avesse soltanto secolarizzato e laicizzato il discorso demonologico.
Dove veniva praticato l'esorcismo, oggi viene operato un intervento coercitivo che va dalla camicia di forza all'elettroshock e poi allo psicofarmaco. Dove invece veniva praticata la confessione, lì si stabilisce la gamma variegata della psicoterapia.
Quindi psicosi, nevrosi, a seconda del grado, della scala di gravità del male.
Allora, ci siamo chiesti: quella che la mitologia medica e psichiatrica chiama psicosi, che cos'è? Qual è il disturbo assoluto per tale mitologia? È la materia. La materia della parola, irriducibile al concetto, alla convenzione, al naturale, al codice. Questi sono i primi passi compiuti rispetto alla cifrematica. (Armando Verdiglione)


La follia. La pazzia. La clinica

La follia. La pazzia. La clinica -

Con l'illuminismo incomincia a stabilirsi il “luogo”, quindi la reclusione, rispetto a un problema sociale. Il presunto malato di mente veniva terrorizzato perché trovasse l'illuminazione giusta. Dall'illuminismo e dal Rinascimento in poi, c'è una gestione differente della pazzia, che, prima, era soltanto inscritta nella demonologia. È sempre opera di qualche diavolo: “Che diavolo hai?”. “Che diavolo stai facendo?”. “Che diavolo stai pensando?”. C'era quindi il fantasma di possessione. Poi, dopo, viene sostituito dal fantasma di alienazione. E alla base c'è il fantasma di padronanza che è proprio del discorso occidentale. Tutto avviene come se il “discorso scientifico”, psichiatrico, medico, avesse soltanto secolarizzato e laicizzato il discorso demonologico.
Dove veniva praticato l'esorcismo, oggi viene operato un intervento coercitivo che va dalla camicia di forza all'elettroshock e poi allo psicofarmaco. Dove invece veniva praticata la confessione, lì si stabilisce la gamma variegata della psicoterapia.
Quindi psicosi, nevrosi, a seconda del grado, della scala di gravità del male.
Allora, ci siamo chiesti: quella che la mitologia medica e psichiatrica chiama psicosi, che cos'è? Qual è il disturbo assoluto per tale mitologia? È la materia. La materia della parola, irriducibile al concetto, alla convenzione, al naturale, al codice. Questi sono i primi passi compiuti rispetto alla cifrematica. (Armando Verdiglione)


La nostra psicanalisi

La nostra psicanalisi -

Armando Verdiglione: "La nostra psicanalisi è esperienza di parola, esperienza originaria. Non è una visione del mondo. Non offre soluzioni per vivere e non ha come obiettivo la salvezza. Per questa ragione non ha a che fare con le varie tecnologie dell'epoca finalizzate al benessere. È la cifrematica a restituire lo statuto originario alla psicanalisi e a precisarne la scommessa intellettuale, scommessa di vita. Le cose sono estreme, sono in viaggio: si dicono, si fanno, si scrivono. E concludono in sicurezza: questo il rischio di riuscita".


La nostra psicanalisi

La nostra psicanalisi -

Armando Verdiglione: "La nostra psicanalisi è esperienza di parola, esperienza originaria. Non è una visione del mondo. Non offre soluzioni per vivere e non ha come obiettivo la salvezza. Per questa ragione non ha a che fare con le varie tecnologie dell'epoca finalizzate al benessere. È la cifrematica a restituire lo statuto originario alla psicanalisi e a precisarne la scommessa intellettuale, scommessa di vita. Le cose sono estreme, sono in viaggio: si dicono, si fanno, si scrivono. E concludono in sicurezza: questo il rischio di riuscita".


Lo statuto di art ambassador

Lo statuto di art ambassador -

La generosità, l'umiltà, l'indulgenza: questo è il diritto essenziale alla vendita. Niente scrittura senza la vendita. Nessuna vendita di sé o dell'Altro.
Questa proposta è inaugurale del secondo rinascimento della scienza, dell'arte e della cultura, nel processo di qualificazione della nostra vita, che non ha bisogno di arcaismi.
I contributi a questo volume sono testimonianze proprie a un'esperienza da cui proviene ciascuna lezione di qualità.


Lo statuto di art ambassador

Lo statuto di art ambassador -

La generosità, l'umiltà, l'indulgenza: questo è il diritto essenziale alla vendita. Niente scrittura senza la vendita. Nessuna vendita di sé o dell'Altro.
Questa proposta è inaugurale del secondo rinascimento della scienza, dell'arte e della cultura, nel processo di qualificazione della nostra vita, che non ha bisogno di arcaismi.
I contributi a questo volume sono testimonianze proprie a un'esperienza da cui proviene ciascuna lezione di qualità.


Il cervello e la bussola

Il cervello e la bussola -

Scrive Machiavelli: "E perché sono di tre generazioni i cervelli; l'uno intende per sé, l'altro intende quanto da altri gli è mostro, il terzo non intende né per se stesso né per dimostrazione d'altri: quel primo è eccellentissimo, il secondo eccellente, il terzo inutile".

Armando Verdiglione: «Machiavelli si sofferma su una generazione, quella che anche a noi interessa, il cervello che capisce, discerne, ragiona e intende. Tra il ragionare e l'intendere, l'ascolto. Le cose si ascoltano e s'intendono se il tempo non finisce. L'ascolto entra in gioco senza l'idea di fine, senza l'idea di fine del tempo, senza la verità come causa finale.
Machiavelli dice che la verità è effettuale, che non rientra nella causa finale, non è qualcosa da inseguire e da porre su una bandiera; è la verità efettuale. Effetto della qualità. Della cifra.Qualità lontana da quella ontologica, qualità della vita, qualità della parola. La qualità è il valore intellettuale del viaggio, il valore intellettuale dell'impresa. Con il rinascimento, ciascun elemento rientra nel viaggio. Non ci sono elementi immobili, inerti, amorfi. Ciascun elemento è intellettuale, ciascun elemento può divenire elemento di valore. Il cervello è dispositivo di direzione, dispositivo di valore».


Il cervello e la bussola

Il cervello e la bussola -

Scrive Machiavelli: "E perché sono di tre generazioni i cervelli; l'uno intende per sé, l'altro intende quanto da altri gli è mostro, il terzo non intende né per se stesso né per dimostrazione d'altri: quel primo è eccellentissimo, il secondo eccellente, il terzo inutile".

Armando Verdiglione: «Machiavelli si sofferma su una generazione, quella che anche a noi interessa, il cervello che capisce, discerne, ragiona e intende. Tra il ragionare e l'intendere, l'ascolto. Le cose si ascoltano e s'intendono se il tempo non finisce. L'ascolto entra in gioco senza l'idea di fine, senza l'idea di fine del tempo, senza la verità come causa finale.
Machiavelli dice che la verità è effettuale, che non rientra nella causa finale, non è qualcosa da inseguire e da porre su una bandiera; è la verità efettuale. Effetto della qualità. Della cifra.Qualità lontana da quella ontologica, qualità della vita, qualità della parola. La qualità è il valore intellettuale del viaggio, il valore intellettuale dell'impresa. Con il rinascimento, ciascun elemento rientra nel viaggio. Non ci sono elementi immobili, inerti, amorfi. Ciascun elemento è intellettuale, ciascun elemento può divenire elemento di valore. Il cervello è dispositivo di direzione, dispositivo di valore».


L'intellettualitą e il piacere

L'intellettualitą e il piacere -

"Il minimo sforzo è lo sforzo senza contesto, senza la trama,  ma anche senza intellettualità".
"Prescindere dall'intellettualità vale a incartarsi e, quindi, a cambiarsi perpetuamente. Il filosofo, l'artista, il poeta, lo scienziato, l'imprenditore, il banchiere, il giornalista non possono considerare il loro viaggio senza l'intellettualità, senza il cervello, senza il dispositivo di valore".
"L'approdo è la felicità o il piacere. E il traguardo è segnato dalla verità e dal riso".
"Il piacere o la salute: l'approdo è senza ritorno. chi viaggia approda dove non è mai stato. Pensare il piacere? Sarebbe questo il principio del piacere, come principio di morte. Il pensiero come possibilità del ritorno? Questa sarebbe la significazione del viaggio, anziché la cifratica del piacere".
Armando Verdiglione


L'intellettualitą e il piacere

L'intellettualitą e il piacere -

"Il minimo sforzo è lo sforzo senza contesto, senza la trama,  ma anche senza intellettualità".
"Prescindere dall'intellettualità vale a incartarsi e, quindi, a cambiarsi perpetuamente. Il filosofo, l'artista, il poeta, lo scienziato, l'imprenditore, il banchiere, il giornalista non possono considerare il loro viaggio senza l'intellettualità, senza il cervello, senza il dispositivo di valore".
"L'approdo è la felicità o il piacere. E il traguardo è segnato dalla verità e dal riso".
"Il piacere o la salute: l'approdo è senza ritorno. chi viaggia approda dove non è mai stato. Pensare il piacere? Sarebbe questo il principio del piacere, come principio di morte. Il pensiero come possibilità del ritorno? Questa sarebbe la significazione del viaggio, anziché la cifratica del piacere".
Armando Verdiglione


La vita. Il suo numero, la sua scrittura, il suo valore

La vita. Il suo numero, la sua scrittura, il suo valore -

Armando Verdiglione: "La cifrematica è la scienza del terzo millennio. È una novità assoluta. Si è costituita come una novità assoluta. È il nostro modo di restituire il testo dei millenni che ci precedono e di consegnarlo all'avvenire. È il nostro modo di leggere. È una scienza senza precedenti, senza passato, senza storicismo, senza derivazioni, dipendenze, discendenze, ascendenze. Senza genealogia. È una scienza che ha cinque logiche, come la mano. La mano per cui Leonardo dice che il manuale è intellettuale e che non c'è più da distinguere tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, tra l'arte meccanica e l'arte cerebrale. La cifrematica è la vita, nel suo numero, nella sua logica, nel suo idioma, nella sua struttura, nella sua scrittura, nella sua qualificazione. La rivoluzione cifrematica va dalla tripartizione del segno, dalla logica della nominazione, fino alla capitalizzazione della memoria. Tra l'idiomatica e la cifratica."


La vita. Il suo numero, la sua scrittura, il suo valore

La vita. Il suo numero, la sua scrittura, il suo valore -

Armando Verdiglione: "La cifrematica è la scienza del terzo millennio. È una novità assoluta. Si è costituita come una novità assoluta. È il nostro modo di restituire il testo dei millenni che ci precedono e di consegnarlo all'avvenire. È il nostro modo di leggere. È una scienza senza precedenti, senza passato, senza storicismo, senza derivazioni, dipendenze, discendenze, ascendenze. Senza genealogia. È una scienza che ha cinque logiche, come la mano. La mano per cui Leonardo dice che il manuale è intellettuale e che non c'è più da distinguere tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, tra l'arte meccanica e l'arte cerebrale. La cifrematica è la vita, nel suo numero, nella sua logica, nel suo idioma, nella sua struttura, nella sua scrittura, nella sua qualificazione. La rivoluzione cifrematica va dalla tripartizione del segno, dalla logica della nominazione, fino alla capitalizzazione della memoria. Tra l'idiomatica e la cifratica."